D: Euclide, Aristotele ha rilasciato dichiarazioni piuttosto pesanti nei suoi confronti: la accusa di calpestare i suoi anni di lavoro sul linguaggio con diatribe da due soldi. Eppure a Megara non la pensano così. Vuol dirci qualcosa di più su questa nuova dialettica?

R: Guardi, innanzitutto la diatriba è un genere letterario quindi o Aristotele mi scambia per uno scrittore oppure non ha capito. Veniamo a noi. Non mi interessano le premesse, ma le conclusioni. Quelle delle dimostrazioni aristoteliche appunto, che pretendono di stabilire che si da sempre la possibilità di predicare qualcosa di qualcos'altro in termini scientifici dunque certi. E' ora di finirla con il linguaggio che può tutto. E con le sue toppe: prendiamo l'analogia: simili e dissimili giusto? Bene, io dico: se si tratta di simili meglio guardare le cose stesse invece di quelle cui sono simili; se si tratta si dissilmili, ogni accostamento è superfluo. Ma a proposito delle conclusioni di cui si diceva, ecco, facciamo un giochino: vede quell'uomo laggiù con il cappuccio? Sarebbe in grado di riconoscerlo? Credo di no. Ma se si avvicina lo riconoscerbbe senz'altro: è il mio amico Eubulide. Cosa ne deduciamo? Che conosciamo e non conosciamo la stessa persona. E capirà che qui il discorso non riguarda solo il linguaggio. Ma la realtà stessa. Quando incontra Aristotele - ride - gli chieda da parte mia: 'Se lei dice che Euclide dice il falso e afferma che ciò è vero, questa asserzione è vera o falsa?'



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LucFaccenda ¦ 09:46 ¦ domenica, 30 settembre 2007 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]