E fu la giovinezza. E l’eternità. Non ci preoccupammo di quando sarebbe finita. E fummo selvaggi. Ci sarebbe stato sempre un mare. Una spiaggia. E staccionate. Giù. In fondo alla strada. Autobus di filigrana con gomme di spuma. Nel viale riccioluto ci stringemmo al petto una piccola vita. Poi, passarono oltre, i tram. "Saranno pieni..."; "No, è che non fermano più qui." Poi sentii una carezza fredda. E poi nemmeno più quella. E allora capii. Di tram, da quelle parti, non ne sarebbero passati più.


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LucFaccenda ¦ 15:25 ¦ mercoledì, 26 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti (1) [popup]



Quando si accetta di andare a caccia della vita, bisogna mettere in conto ogni genere di benservito.
Non hai mai amato nessuno. Eccetto lei. E non hai mai sognato che questa vita. Ma qualunque cosa tu abbia amato, qualunque cosa tu abbia sognato, ormai conta poco. Visto che stai morendo. Che sia una pallottola, la giovinezza che se ne va, trent'anni d'ufficio, o i troppi giorni che ti sei lasciato sfuggire, è lo stesso. Certo ci sono quelli che la morte se la portano a spasso. Sono quelli che non restano. Per niente e per nessuno. Ma tu sei di un'altra pasta. O forse è solo che alla fine un uomo è solo. Con la vita. E con la morte. Quindi non te la prendere. Lo sapevi che c'era il rischio. Prima di andare però, potrai scegliere l'ultima canzone. Nessuno te la negherà.
E non importa se la meriti. Radio Cheyenne la passerà lo stesso.


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LucFaccenda ¦ 10:29 ¦ mercoledì, 26 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]



I treni merci non la guardano l’età.
E accettano la loro ruggine come i vagabondi la loro.
E si fa come capita. Anche a mani nude. “Perché la questione è tutta un’altra: sono i soldi.” Se non finisci in una bettola stipendiato da batte e ubriaconi, puoi incontrare gente come Speed. C’è da farsi spaccare la faccia. Ma in fondo che importa? In città è arrivato il Sangue & Scommesse Circus. Tanto vale provarci. L’amore è per chi resta. Come l’amicizia e gli affari. Ma la polvere chiama polvere. E’ sempre stato così. “Beh…grazie Chaney.” Mezzo sorriso. Nebbia. Musica. Addio.


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LucFaccenda ¦ 16:57 ¦ martedì, 25 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]





26 Gennaio del 1967. Un ragazzo di nemmeno trent’anni boccheggia dietro le quinte. Si è imbottito di pronox. E di grappa. Quando sale sul palco è sudato, tremante, ha gli occhi spenti, la voce calante. Stona, non va a tempo. Canta malissimo. Non canterà mai più. Zavattin ripesca Pettinati. “Io tu e le rose” va in finale. Ma non è questo. Chi è stato in quella stanza, oggi come ieri, sa quello che c’è da sapere. Ai caroselli d’ogni tempo, invece, basterà ricordare un cantante italiano…fine anni 60…diverso…suicida…


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LucFaccenda ¦ 23:59 ¦ lunedì, 24 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]



Non c'è più nessuna Rivoluzione da fare. E non solo perchè ogni anarchia genera alla fine gli stessi mostri che voleva distruggere. Ma perchè si tratterebbe ormai solo di insorgere contro la disperazione. Quindi contro l'eterna e trita e vomitevole miseria umana. Lo hanno sempre saputo i Mallory e soci d'ogni epoca che erano solo fanfare di gente colla bocca impastata di polvere. Oggi come ieri. La dinamite, in fondo, è solo una metafora dell'accettazione dell'inutilità dei pronostici a proposito della cosiddetta vita. Le rivoluzioni nascono dalla paura della morte. Per questo sono destinate a fallire. Sempre e comunque. Per questo qualcuno finirà, sempre e comunque, per crederci. Gridando, da dietro una collina e senza sapere bene perchè: "Giù la testa coglione!"


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LucFaccenda ¦ 23:41 ¦ lunedì, 24 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]




Li puoi trovare sotto le insegne dei bar di periferia. Che gironzolano pieni di locuste tra gli scaffali degli autogrill. Che sognano ferragosti di figa e birra. Che la notte si inventano l'espediente del giorno dopo. Sono pezzenti aristocratici che si nobilitano schifando il lavoro. Non sono dei balordi. Troppo allegri quelli. Questi sono di tutta un’altra pasta. Questi passano i giorni a mangiarsi il cuore un po’ alla volta. S’aggrappano all’unica cosa gratis che conoscono: la gioventù. Sognano cosce ma si sono stufati pure d’andare a puttane. Non hanno più paura di prenderle. Sanno di non essere indistruttibili ma fanno finta di niente. E provano a vivere perché sanno cosa significa morire. Con Dio ci parlano mai. E comunque non gli chiederanno scusa. I loro cappelli non sono ampi: hanno la visiera e sono del Manchester United. Ma sono lo stesso pieni di polvere. Se non hanno da fumare scroccano e la sera prima non vanno a letto presto. Anche se il giorno dopo devono sparare lo stesso.


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LucFaccenda ¦ 18:33 ¦ mercoledì, 12 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]


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LucFaccenda ¦ 17:53 ¦ martedì, 11 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti (2) [popup]


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LucFaccenda ¦ 22:20 ¦ sabato, 08 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti (1) [popup]


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LucFaccenda ¦ 10:25 ¦ lunedì, 03 marzo 2008 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]





Troppa grazia Mr. West… Il mondo è tagliato a misura di Tuco. Sulla sua faccia è scritta tutta la storia di un’umanità che migra dalle borgate ai bassifondi passando sempre per la stessa domanda: “Ma che diavolo di senso ha tutto questo?” L’epopea della polvere, che potrebbe essere la stessa delle nostre metropoli, fa il nido sugli stivali di Tuco. Kerouac è morto ma c’è sempre una storia di poveri diavoli o di avventurieri che guardano il giorno finire con il volto consumato e i denti serrati decisi a non chiedere scusa per i loro crimini. Il mondo non li perdonerà, e a giusta ragione. Ma la vita li ha già assolti.


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LucFaccenda ¦ 19:33 ¦ venerdì, 17 agosto 2007 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]




















Tra il genio e il music business c’è l’uomo/l’artista. Ah! Santa LSD! Santo Genio! Ma ci dimentichiamo di N.S. Mondo! “L’inferno sono gli altri” (Sartre) e forse ci dovremmo preoccupare anche di questo e non solo della “notte stellata” del Vincent che s’ammalò di sé. Carlo V: discendente sterile di Isabella di Castiglia: 46 ANNI A TOEDESILLAS! Questo il verdetto del re cattolico per la madre pazza. E allora….allora Milos Forman e J.Nicholson lobotomizzato. Ecco cosa. Fu l’infermiera Ratched. Fu Isabella di Castiglia. Fu Bologna e i suoi luminari che non trovando di meglio che l’abuso di caffè o i connotati di un tedesco in Dino Campana lo uccisero dietro le sbarre del pianto. Tenco si uccise. Un uomo grasso, calvo e con le sopracciglia rasate, con la busta della spesa in mano invece, entrando di soppiatto negli studi di Abbey Road nel 1975, dirà di “Wish you were here”: “Un po’ datato, non vi pare?” prima di andarsene così come era arrivato. Dicono che qualcuno abbia pianto vedendolo andar via per sempre.



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LucFaccenda ¦ 19:26 ¦ venerdì, 17 agosto 2007 ¦ Permalink ¦ commenti (2) [popup]

















Ai tempi del soliloquio giravo la sera in cerca di cabine telefoniche.
E lo vidi al telefono.
Con la faccia rilassata. Ma piena di storie. Aveva ormai da anni preferito l’esilio dopo aver errato per il ghetto e tra le pieghe di quell’unico amore. Di morti ne aveva visti tanti. Troppi. E forse per questo si sentiva un po’ come uno di loro. Ma allora era diverso. Era diverso coi calici e le facce senza rughe. E a parte le botte e tutto c’erano gli amici.
Ora non serviva più andare dai cinesi. Si era abituato a scivolare sulla vita. E sugli anni.
Solo, andando via, gli passarono per la mente le parole che un tempo aveva odiato e che ora amava: “Corri…Noodles…che la mamma ti chiama…”


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LucFaccenda ¦ 15:09 ¦ venerdì, 17 agosto 2007 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]