D: Allora, professor Pitagora, ci spiega una volta per tutte questa faccenda del "numero vuoto" che regola la realta? Siamo tutti "vuoti" o cosa?one shots
D: Allora, professor Pitagora, ci spiega una volta per tutte questa faccenda del "numero vuoto" che regola la realta? Siamo tutti "vuoti" o cosa?
D: Carneade, ieri pomeriggio un comitato di paracadutisti non le ha permesso di lasciare l'Accademia se non scortato. L'accusano di aver sostenuto che Giusto è figlio di Utile. Allora?
D: Euclide, Aristotele ha rilasciato dichiarazioni piuttosto pesanti nei suoi confronti: la accusa di calpestare i suoi anni di lavoro sul linguaggio con diatribe da due soldi. Eppure a Megara non la pensano così. Vuol dirci qualcosa di più su questa nuova dialettica?
D: Antistene, negli ultimi giorni Platone la sta attaccando a spron battuto dalle pagine del CRUDOPOLIS a proposito del titolo che lei si attribuisce di rappresentante autentico della dottrina socratica. Platone la definisce "un impostore". Come si difende?
D: "Platone, di recente il suo Fedro è stato messo sotto accusa per via della critica dell'opera scritta che esso contiene. Come la mettiamo con gli scrittori?"
D.: “Senta, Epitteto, volevo chiederle com’è questa storia del procurarsi desideri e avversioni in modo da non subire impedimenti e inciampi…”
D: Crisippo, Cicerone - nel suo editoriale su CRUDOPOLIS - le attribuisce una bipartizione delle cause e usa tale bipartizione allo scopo di spiegare i rapporti tra fato e volontà libera dell’uomo: il fato dà il là all’azione, ma la volontà rimane artifex interna e simultanea. Lei ha dato a Cicerone del “coacervo”. Ebbene?
R: Vede, caro amico, il fatto è che l’anfibio Cicerone mischia le carte in tavola – accenna un sorriso – in quanto egli mi attribuisce conseguenze indebite di una bipartizione che pur sostengo. Evidentemente mastro Cicerone ha dimenticato o non mai s’è curato delle note di Diogeniano e Alessandro di Afrodisia, miei compagni di portico…Ciò tolto veniamo a noi: la bipartizione serve a stabilire cosa sia in potere dell’uomo, ma non per contrapporlo a ciò che dipende dal fato, quanto per distinguerlo da ciò che non è in nostro potere, restando a monte stabilito che sia ciò che dipende dall’uomo, sia ciò che non dipende dall’uomo, è e resta in potere del fato. E quando dico in potere del fato voglio dire in potere del fato.
D: Antifonte, sul Dialettico di oggi Socrate la definisce “innocuo balanzone” a causa del suo modo di intendere l’istituto della testimonianza. Ci illustrerebbe meglio la sua tesi?
D: Avvocato Gorgia, visto lo scalpore destato dalle sue recenti affermazioni su Elena - i discendenti di Enea l’hanno già citata in giudizio – ci vuol spiegare una volta per tutte perché Elena non sarebbe una puttana?R: Senz’altro. Guardi, il problema è a monte. A ben vedere il punto non è quel che successe a Troia, ma perché Elena vi giunse. Il malaffare segue infatti la malafemmina. Vediamo dunque di dire perché Elena giunse a Troia. Fu forse il volere di un dio o il fato a condurla lì? E sia. Ma allora mi si dica quale essere umano ha mai potuto opporsi a entrambi. O forse venne rapita. Le si usò dunque violenza. Dove starebbe dunque in tal caso la sua colpa? Oppure è stato con parole ingannatrici che la si è persuasa a recarsi a Troia? Ebbene: quanti hanno ingannato servendosi della parola che è un gran sovrano! Certo ponendo mente alle circostanze passate presenti e future, ben ci si potrebbe opporre ad un discorso menzognero. Ma mi si dica dov’è quell’uomo che tutto ricorda, che osserva senza errare il presente e che può prevedere ciò che sarà ed io mi farò seguace di Parmenide! Infine, potrebbe darsi un’altra causa: l’amore. Capita spesso che chi veda cose paurose smarrisca seduta stante tutto il suo senno. Ciò perché quel che si vede modella l’anima. E in taluni casi la rende folle. In altri invece la vista produce desiderio. Ora, se l’occhio di Elena fu ammaliato dal corpo di Alessandro, che diremo noi di questo? Che se ella fu sopraffatta da amore, amore è dio e dunque qual mortale, essendo al dio inferiore, potrebbe mai opporgli resistenza alcuna? Se invece amore è malattia e ignoranza dell’anima, quella di Elena non fu colpa ma sventura. Elena dunque giunse a Troia per le trappole della fortuna non in seguito ad una sua decisione, per l’inevitabilità dell’amore non per studiato disegno. Giunse dunque a Troia nè più nè meno che una donna. Che questo poi possa essere il guaio è tutt’un altro film.
D: Teodoro, dopo Diogene di Sinope, il CRUDOPOLIS ha preso di mira lei. Per quella faccenda del suo soprannome: perché la chiamano l’ “ateo”?R: Credo che dipenda dal fatto che io disprezzo certo attivismo civil-politico à